L’arte erotica in Italia classica, in particolare a Pompei ed Ercolano, è sempre stata considerata un’arte abietta e pornografica. Le città romane intorno al golfo di Napoli furono distrutte dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. In questo modo sono stati conservati tutti gli edifici e gli oggetti che sono apparsi con gli scavi archeologici del XVIII secolo. Queste indagini archeologiche hanno mostrato due città ricche di manufatti erotici come affreschi, statue e motivi decorativi a tema sessuale. La quantità di immagini sessuali ci permette di immaginare che nell’antica Roma il soggetto era molto più rilassato di oggi, e molto di più che in tempi precedenti, quando tali immagini sono state censurate.

Si dice che nel 1819, quando il re di Napoli visitò Pompei, fu così imbarazzato dall’erotismo dell’arte che ordinò che fosse rinchiuso in una camera segreta accessibile solo a persone di morale equilibrata. Questa sala divenne il Gabinetto Segreto del Museo Archeologico Nazionale di Napoli e divenne accessibile alla fine degli anni Sessanta. Dal nuovo secolo il museo è stato completamente aperto al pubblico.

E da allora Pompei è stata una rivelazione al pubblico. Pompeians non solo aveva lavorato sull’arte dell’erotismo e della pornografia, ma l’aveva fatto anche senza complessi. E grazie a queste rappresentazioni possiamo affermare che la rappresentazione dell’atto sessuale nell’antica Roma era molto più esplicita, tollerante e aperta che ai nostri tempi. Una nostra epoca, tra l’altro, basata solo su video porno, social network e pagine di qualità sospetta e in cui è necessario ricordare aspetti culturali ed erotici come quelli di Pompei.

Murale della cosiddetta casa o villa dei misteri.