
La coperta ritrovata
Partendo da segnalazioni nei testi e negli articoli di
Elisa Ricci si è arrivati a identificare,
a trovare un manufatto originale nel
Museo etnografico di
Forlì, a riprodurre, a far rivivere, semplici
ricami che venivano detti
Ricami a treccia di
Savignano. Chi se ne occupò nei primi anni del
novecento fu
Luisa Rasponi (1859-1919), figlia
di Gioachino e Constance Ghika, nipote della più famosa
Luisa Rasponi Murat.
Nati, seguendo la tradizione, per adornare le coperte dei buoi,
questi ricami semplici, ma di effetto, furono molto apprezzati
già nel 1906, a Milano, in quella grande esposizione del
Sempione che vide riunite, nelle Industrie Femminili Italiane,
scuole e laboratori provenienti da ogni parte d’Italia. Nel
1921, in occasione della mostra etnografica di Forlì, due
anni dopo la morte di Luisa Rasponi, gli allegri ricami, dopo un
periodo in cui sembravano tramontati, ricomparvero ravvivati dal
geniale fervore della famiglia del pittore
Antonello
Morone. Pochi cenni successivi, poi il nulla. Fino ad
ora.

cuscino
Materiale: Si lavora con grosso filo di colore
acceso (turchino, rosso, giallo oro, giallo ruggine) su spessa
tela bianca, oppure con filo chiaro su tela ruggine. Tecnica: Si
esegue una treccia a tre capi o una catenella
all’uncinetto. Con punti invisibili si applica la treccia
lungo un disegno già predisposto. Variante: la catenella
può essere eseguita con l’ago. Accompagnano la
treccia decori a brevi gugliate simili a ciuffetti.
Motivi: cerchi formati da alcuni anelli cuciti
vicini, vasi stilizzati, linee, quadrati, ghirigori, fiori,
stelle.

Ricamo a treccia di Savignano
Una descrizione: 1906 (a firma di Maria Pasolini
Ponti)
Si trovano campioni molto interessanti: i disegni presentano
un’impronta così primitiva e originale da poter
essere considerati antichissimi e si prestano facilmente a
modificazioni che li rendono adatti per tappeti da tavola, per
coperte da letto, per tende e altre cose consimili. Queste
coperte da buoi, che hanno un ornato loro particolare, sono
notevoli perché rappresentano una nota vera della poesia
popolare d’una regione agricola quale è la Romagna.
Forse con questi fregi di fiori e di vasetti fioriti hanno le
contadine di Romagna inconsciamente fissato sulla robusta tela,
che è frutto del proprio lavoro, i loro pensieri, i loro
sentimenti d’amore.
testo di
Bianca Rosa Bellomo
foto di
Cristina Notore